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Quando nel 1835, durante la permanenza a Copenaghen, Hans Christian Andersen pubblicò la sua prima breve raccolta di fiabe, non avrebbe immaginato che i suoi racconti sarebbero diventati popolari in tutti i cinque continenti. Molti anni più tardi , ormai celebre e acclamato in tutto il mondo, scrisse poche parole circa lo scopo originario delle sue fiabe:
“Le fiabe erano state raccontate per i bambini, ma anche gli adulti avrebbero dovuto avere il permesso di ascoltarle”
Questa è sempre stata la sua filosofia. I bambini comprendevano senza difficoltà gli aspetti elementari della trama delle fiabe, mentre gli adulti avevano l’occasione di cogliere ciò che Andersen definiva “qualche cosa per la loro mente”.
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Voce dell’ispirazione Il suo libro uscito nel 1835 fu davvero un buon debutto: L’Acciarino, Il piccolo Claus e il grande Claus, La Principessa sul pisello. Di queste fiabe Andersen disse: “Le avevo ascoltate da bambino vicino al telaio e nei giardini”. Ma ovviamente trasformò i primitivi, originali racconti folcloristici in vere e proprie opere d’arte, con uno stile inconfondibile. In breve tempo personaggi, trame e intrecci presero forma direttamente dalla sua immaginazione, che, pietosa e satirica a un tempo, non lo abbandonò mai. La sua vera potenza derivava dalla grande capacità di essere aperto a tutto ciò che non è razionalmente spiegabile e di saper lasciare parlare liberamente la voce dell’ispirazione. Scrisse “Storia di una Madre nacque senza alcuna ragione; l’idea mi venne mentre stavo camminando per la strada, e si sviluppò scrivendo. Tradotta, la fiaba sembrava attrarre soprattutto gli indù che aveva raggiunto”. Anche La Sirenetta e Il Tenace Soldatino di Stagno appartengono all’ampio gruppo di fiabe che chiamava “le sue invenzioni”.
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Le Scarpe Rosse Era tipico di Andersen lasciare che anche il più insignificante degli accadimenti quotidiani venisse a far parte del suo mondo immaginario. “Nel Racconto della Mia Vita”, scrisse, “raccontai che per la mia confermazione avevo avuto, per la prima volta nella mia vita, un paio di stivali. Mentre camminavo attraverso la chiesa scricchiolavano, e ciò mi faceva intimamente piacere, dal momento che avrebbe fatto capire ai fedeli che erano nuovi. La mia preghiera fu completamente disturbata: ero consapevole di questo e ciò mi aveva causato un terribile rimorso di coscienza, per il fatto che i miei pensieri sarebbero stati più con i miei nuovi stivali che con Dio. Il ricordo dell’accaduto divenne la fiaba de Le Scarpe Rosse, che sembra aver conquistato il maggior pubblico in Olanda e in America”.
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Racconto della Vita Hans Christian Andersen nacque il 2 aprile del 1805 a Odense, sull’isola della Fionia, quello che oggi è considerato il cuore del distretto della fiaba danese. Morì il 4 agosto del 1875, nei pressi della città che amò: Copenaghen.
I 70 anni intercorsi divennero ciò che era solito definire come “il racconto della mia vita”. Questo povero figlio di un calzolaio sentì in giovane età che la vita, in questo duro mondo, deve prendere la forma di un continuo sogno meraviglioso. Il suo genio nel mischiare realtà e fantasia caratterizzò tutte le sue fiabe. Ancora ragazzo, Andersen decise di scrivere per vivere e a quattordici anni con pari dose di paura, coraggio e perseveranza, partì con l’idea di diventare padrone del proprio destino.
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Spese in modo avventuroso alcuni anni di gioventù a Copenaghen, capitale danese, dove all’inizio tentò di diventare poeta, poi s’impegno per recitare e danzare al Teatro Reale. Non ebbe successo in nessuno di questi ruoli. Un paio di racconti e una manciata di poesie alla fine gli fecero guadagnare una certa reputazione, ma sarebbe stato soltanto con le sue fiabe che avrebbe realizzato i suoi ambiziosi sogni.
Ideale irraggiungibile
Hans Christian Andersen viaggiò in lungo e in largo attraverso l’Europa e dal 1840 era già conosciuto all’estero, dal momento che i suoi racconti e le sue fiabe avevano allargato la sua fama. Durante il suo peregrinare, il viaggiatore Andersen fece la conoscenza di alcune celebrità, quali Schumann, Liszt, Mendelsohn, Dickens, Heise, Alexander Dumas, Jenny Lind, Balzac, e il giovane Henrik Ibsen. Lo svedese August Strindberg lo definì il suo ideale irraggiungibile. Case di re e di principi invitavano Andersen come ospite d’onore, e le bandiere venivano esposte nei porti quando il narratore giungeva in città. Nel 1875, in occasione del suo settantesimo compleanno, festeggiato in tutto il mondo, i giornali britannici affermarono che ormai era paragonabile a Shakespeare e Omero.
Ricolmo di giorni “Sono ricolmo di giorni – questa notte!” Andersen scrisse nel suo diario. Come tutti, poteva essere malinconico, irritabile, arrabbiato, ma anche pieno di speranze e di spirito, vitalità e sogni. Dopo tutto, il maggior miracolo di quest’uomo immaginativo fu indubbiamente il fatto che, a dispetto delle sue debolezze e dei suoi scrupoli, riuscì a trasformare i sogni in realtà. E sarà ricordato per sempre dalle milioni di persone che hanno conosciuto lui e amato le sue fiabe.
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Odense, la città natale di Andersen è una città da favola per i bambini! leggi qui
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