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Danimarca – il Paese della luce
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Se aveste sperimentato una luminosa notte d’estate in Danimarca, potreste capire perché sempre più danesi preferiscono passare le loro vacanze in patria....
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Finalmente estate!
I mesi di buio invernale fanno sì che i danesi desiderino intensamente la luce e godano di ogni secondo degli adorati raggi di sole. Ci sono probabilmente poche altre nazioni dove, mentre si implora il sole e l’inverno rende pallidi i danesi, la popolazione considera il sole un’importante fonte di vitamina C! Ma quando finalmente arriva l’estate abbiamo luce del sole in abbondanza. Il giorno più lungo dura 17 ore e 27 minuti. E ogni anno il 23 giugno si celebra questo lungo giorno, durante la cosiddetta vigilia di San Giovanni (Sankte Hans). Lungo tutti i quasi 7.500 KM di costa danese, noi danesi raccogliamo grandi mucchi di rami secchi e ramoscelli per i falò notturni, trasformando la notte con l’accensione di un fiammifero. Mentre le fiamme si riflettono sul mare calmo e la mite aria della sera comincia a rinfrescarsi, la gente si raduna intorno ai falò per scaldarsi con il fuoco, mentre s’intona per l’occasione la bella canzone della notte di mezza estate, scritta nel 1885 dal poeta nazionale Holger Drachmann.
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Holger Drachmann, un poeta carismatico con un cappello a larga tesa e un lungo mantello, cercava compagnia principalmente a Skagen, il punto più a nord della Danimarca, dove probabilmente si verifica il più bel tramonto del solstizio d’estate. La netta silhouette del vecchio scuro faro a bilico si stglia contro l’ampia spiaggia sabbiosa, dove esultanti diplomati vestiti di bianco dirigono il coro e ci rammentano la nostra spensierata giovinezza. Questa indimenticabile scena si ripete anno dopo anno e riprende il lontano diciannovesimo secolo quando gli artisti venivano ispirati dall’impareggiabile luce di Skagen. Poul e Anna Ancher, pittori famosi nel mondo, e il maestro P.S. Krøyer definivano questa eccezionale luce nordica la migliore.
La luce di Skagen è anche un soggetto ricorrente nelle conversazioni ai tavoli nelle rosse case di legno nel porto, dove la gente gusta gamberi cotti appena pescati accompagnati da un bicchiere di vino bianco ghiacciato. Le persone si stupiscono “Da dove viene? è quasi magico!”. Ad ogni modo esiste una ragione per questa straordinaria luminosità. Le vaste spiagge e la sabbia color bianco calce riflettono la luce del sole, creando incanto. Il fenomeno non si riscontra solamente a Skagen, ma anche lungo l’intera estensione della costa occidentale dello Jutland, al nord della Selandia, e sulla soleggiata isola di Bornholm dove ha dato origine alla colonia degli artisti del diciannovesimo secolo, con tutto ciò che concerneva il classico stile di vita bohémien con cappelli di paglia, candidi abiti di lino ed eccezionali panieri da picnic per la colazione sul prato. Sono proprio le molte ore di sole dei mesi estivi a far uscire il meglio della cucina danese. Senza dubbio, la cucina locale nel cuore dell’inverno ha un suo fascino, ma nulla batte gli asparagi danesi e le altre primizie primaverili, che come guarnizioni di prima classe quasi rubano la scena al mite agnello pasquale e al primo salmone selvatico. Le patate novelle danesi sono un capitolo a perte – ancora un’altro appuntamento fisso dei notiziari danesi è quando i primi, cari chili di prodotto vengono imbarcati per il continente dall’affascinante “isola delle patate” di Samsø, giungendo alla seconda più grande città della Danimarca, Aarhus. Le prime patate di primavera sono vendute all’asta ai migliori ristoratori della città a prezzi spudorati. Poche settimane dopo, queste delizie diventano merce comune. Ancora un’altra caratteristica della cucina danese è la nostra fragola rosso scuro, cui viene dato tempo per maturare e addolcire come probabilmente in nessun altro luogo. Sanno di tutte le ore di sole.
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Luce che ispira La luce ha anche avuto un’influenza decisiva nelle gloriose tradizioni della Danimarca nel campo del design. Il più evidente segno di primavera in Danimarca si ha quando gli alberi di faggio diventano verdi; l’albero nazionale mette le foglie verde limone a fine aprile, inizio maggio, e non importa se ci sono notizie dai punti caldi di tutto il mondo, questo evento naturale troverà sempre la strada dei notiziari di tutti i maggiori canali televisivi. Non c’è da meravigliarsi che il luminoso legno di faggio abbia giocato un ruolo significativo quando per la prima volta l’industria dell’arredo danese raggiunse il successo internazionale. Il genio del design delle sedie, Hans J. Wegner, costruì con le sue mani il prototipo della sua sedia più venduta - la sedia Y- in legno di faggio– oggi sua figlia porta avanti gli affari, occupandosi in modo consistente di esperimenti che utilizzano uno speciale tipo di faggio con un legno dalla venatura insolitamente magnifica.
Nel campo dell’architettura, la luce ha giocato un ruolo più astratto. Non è una coincidenza che la leggenda vivente Henning Larsen sia chiamato il “Maestro della Luce”. Il già settantottenne ma ancora attivo architetto è cresciuto nello Jutland occidentale in una casa semplice con il sole e una lampada a cherosene quali uniche fonti di luce – usando più tardi la luce e non i mattoni nè materiali alternativi quale più importante elemento delle sue grandi strutture, come a esempio l’edificio simile a una cattedrale dell’ampliamento del museo d’arte di Copenaghen, la Nuova Gipsoteca Carlsberg; e non molto lontano da là, sulla riva, la Banca Nordea HQ; e all’estero, edifici quali il Ministero degli Affari Esteri a Riyadh e la Libreria della Città di Malmö, in Svezia.
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Finiamo con una mite serata estiva nei Giardini di Tivoli. Qui, nel vecchio parco di divertimenti nel cuore di Copenaghen, la luce gioca un ruolo davvero speciale. Come molti degli altri parchi di divertimenti, i Giardini di Tivoli sono un vero Eldorado dei bambini. I danesi, a ogni modo, continuano a visitare i Giardini di Tivoli molto tempo dopo la fine della loro infanzia. Il giardino da 160 anni è molto caro ai giovani innamorati e alle più vecchie, romantiche coppie mentre passeggiano di sera, a braccetto, nei tranquilli angoli del giardino, forse dirigendosi verso la panchina dell’innamorato dove si abbandonano l’uno nell’altro – e nelle luci colorate riflesse nei piccoli laghi e canali. Per inciso, qui gli appassionati di design troveranno la chiave per comprendere
uno dei più importanti capitoli della storia del design danese. Poul Henningsen, l’uomo che c’è dietro all’ovunque famosa lampada PH, ideò le sue ingegnose teorie sull’illuminazione mentre stava lavorando al suo primo incarico per i Giardini di Tivoli. Durante la seconda guerra mondiale, venne disposto un blackout a Copenaghen, non incidendo per nulla sul flusso di luce da Tivoli – ma non si chiudono i Giardini di Tivoli solo perchè c’è una guerra! La lampada di Poul Henningsen emana luce in modo discreto verso il terreno, ma senza essere vista dall’alto …
Se sei così fortunato da avere una bella bionda al tuo fianco, puoi facilmente essere tentato di stare alzato tutta la notte – la notte estiva dura solo fino alle tre quando la mattina dà il benvenuto ai primi raggi di luce e – in un buon giorno – ti riempe con un sentimento di profondo appagamento e un insolito senso di immortalità …
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Mercoledì, dicembre 14 2005
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